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Una strana domenica senza calcio
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lunedì 19 novembre 2007 - 08:54
di Giovanni Chiorazzi

Che strana domenica quella appena trascorsa… Ci si risveglia al mattino e con stupore ci si rende conto che manchi qualcosa, come se ti avessero privato di partecipare ad una festa, dove divertimento e passione ne fanno da ingredienti principali. Ecco, a mio avviso è proprio questo il vero concetto di una domenica anormale senza calcio, senza il nostro Novara. Non che non sia giusto tributare il doveroso rispetto ad un giovane, la cui unica colpa resta quella di essere incappato in un eccesso di protagonismo, che dovrà essere punito come ne conviene… ma la domanda che, (giustamente), una persona, un tifoso, si porge è la seguente: servirà davvero sospendere tutti i campionati professionistici, (ah no… scusate, la Serie A era già ferma per via degli impegni della Nazionale), per evitare casi analoghi ? E’ forse servita a qualcosa la tragica morte di Vincenzo Spagnolo ? E che razza di giustizia può essere quella per la quale si decida di fermarsi per un poliziotto ammazzato in Serie A, ma non per un dirigente ucciso a calci e pugni in un campionato dilettanti ? E adesso, con la morte di un altro ragazzo, che i mass-media hanno subito legato al mondo del calcio quasi ad addossarne una colpa, dimenticandosi sempre che in quell’Autogrill poteva esserci chiunque, non solo un semplice tifoso, basterà un turno di stop per riportare tranquillità in un ambiente ormai deteriorato ? Non si rischierà di incorrere in un’altra tragedia futura, che a questo punto assumerebbe molto più gli aspetti di una farsa piuttosto che di un ulteriore incidente ? Oggi, più che mai, ci si rende conto che il calcio è cambiato. Radicalmente rispetto a non più di una quindicina di anni fa. Anche allora gli interessi economici ne dettavano ritmi e condizioni, ma il sentore che vi fosse a margine anche un pizzico di spettacolo e passione era vivo, costante. Quando si andava allo stadio per vedere la propria squadra, rigorosamente di domenica, (perché non c’era posticipo televisivo, Sky, Mediaset Premium o qualsivoglia diavoleria di oggi…), l’unica emozione che trasudava era quella di poter vedere i propri beniamini dal vivo e se si era fortunati, farsi fare un autografo da qualche giocatore. Si tornava a casa giusto in tempo per osservare i gol a 90° Minuto e leggere sul giornale di lunedì i commenti, gioiosi od infausti sulla propria squadra. Bei tempi… Ed intanto, oggi, ci dobbiamo accontentare di una triste domenica autunnale, dove il freddo inizia a pungere come da copione, affrontando questa giornata particolare con i soliti personaggi, che cercano di rafforzare il concetto che tutto si sistemerà, che in fondo si tratta soltanto di una crisi passeggera e che, come tale, verrà superata. Ma in cuor nostro sappiamo che tutto ciò sarà difficile, perché si continuerà a predicare buon senso e ragione, ma fino a quando ? Viene da sorridere al pensiero che avrebbero voluto darci una partita ogni giorno della settimana ed alla fine sono riusciti soltanto a cancellare quelle della domenica. Il tutto nel più sano rispetto degli interessi economici, che ne possa derivare. Ma nonostante tutto questo, non mi arrendo all’idea che il calcio sia uno sport sano in cui credere. Non potrebbe essere altrimenti se, anche a seguito di tutti gli episodi negativi fin qui occorsi, migliaia di tifosi non aspettino altro che il fischio d’inizio di una gara per entusiasmarsi e soffrire, alle giocate della propria squadra; se alla domenica, sulle autostrade, si riversino centinaia e centinaia di macchine, per sostenere i propri giocatori anche a chilometri di distanza. E allora, come qualcuno ha già fatto notare in passato, poco importa se arriveranno a scrivere agli ingressi dello stadio "Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate", perché l’unica cosa che importa è manifestare la propria passione, sempre nel più corretto e civile dei modi, ma con il più grande entusiasmo possibile. Ed ora che finalmente, anche a Novara si può inseguire un traguardo importante, grazie ad un progetto solido ed una dirigenza appassionata, questa consapevolezza di legare sport e passione prende ancora più sostanza. Perché sono proprio queste le condizioni primarie per risanare l’ambiente, per ridare al calcio l’immagine che ha portato questo sport ad un livello altissimo, consacrandolo come l’attività più seguita (e praticata) in tutto il nostro paese. E allora non resta che sperare che questa ennesima domenica senza calcio, sia davvero l’ultima… perché soltanto in questo modo potremmo davvero affermare che fosse necessaria e che sia servita come lezione…

Giovanni Chiorazzi

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