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lunedì 12 novembre 2007 - 15:58
di Giovanni Chiorazzi

Ciò che è accaduto domenica scorsa, accresce un problema ormai sempre più radicato nel mondo del calcio. In un contesto dove qualsiasi evento può essere preso come capo d’accusa, la morte del giovane Gabriele Sandri riporta alla luce critiche e dissapori verso una parte integrante di questo sport, che ne rappresenta un elemento fondamentale: i tifosi e coloro che ne dovrebbero garantire l’incolumità allo stadio. Diverse le procedure fin qui adottate per cercare di limitare incidenti, tafferugli o tragici avvenimenti come l’ultimo occorso. Difficile, però, riuscire con semplici parole a trovare una soluzione, dato che neppure le persone più competenti in questo campo, hanno fino adesso raggiunto lo scopo finale da anni inseguito: il poter gustare la partita della propria squadra del cuore, nella più assoluta sicurezza per se stessi e per gli altri e nella più completa libertà di pensiero, sia essa rappresentata da cori vocali, che da striscioni appesi allo stadio. Ma allora cosa è giusto fare ? Dobbiamo davvero arrenderci all’idea che non esista, in Italia e nel resto del mondo, la possibilità di raggiungere questo traguardo, che premierebbe in fin dei conti i veri sportivi, ai quali interessa soltanto il bene della propria squadra e null’altro ? No, bisogna reagire a tutto ciò. Bisogna credere che lo sport sia fonte di unione, educazione, sfida, ma sempre nel più civile rispetto dell’avversario. Colpevolizzare a caso, accusando il responsabile di turno, (sia oggi un tutore dell’Ordine, che domani un tifoso di qualsiasi squadra), non può servire a risolvere la problematica. Anzi, può alimentare ancor di più le polemiche ed accrescere il riserbo fra oppositori di coloro che si schierano a favore di una o dell’altra parte. Ecco il perché, a nostro avviso, è necessario raggiungere un’intesa, un accordo comune che blocchi sul nascere coloro che non la vedono così, persone che ritengono un incontro di calcio al pari di una sfida personale, dove l’unica cosa che conta è dimostrare di essere superiori all’avversario. Oppure dove una persona, soltanto perché indossa una divisa, si possa sentire in dovere di minacciare con la forza, imponendo regole assurde. Non crediamo che il divieto di esporre striscioni, bandiere e stendardi possa in qualche modo rappresentare la soluzione ottimale a questo problema. Crediamo piuttosto che solo quando TUTTI collaboreranno per prevenire incidenti e daranno prova di maturità, si potrà finalmente (orgogliosi) affermare che “il calcio è lo sport più bello del mondo”.

P.S. A margine di questa puntualizzazione, doverosa per l’argomento in essere, vorrei fornire una spiegazione a coloro che hanno espresso dubbi, sul mio punto della giornata appena conclusasi. La mia non voleva assolutamente essere una critica nei confronti della Società o della Dirigenza azzurra, che ritengo essere la migliore degli ultimi trent’anni di storia del Novara Calcio. Credo che sia stato frainteso il mio pensiero, che resta sempre e soltanto di amore per la maglia azzurra. Il fatto di riconoscere che l’avversario sia stato più forte, deve essere visto soltanto in chiave di sprono a migliorarsi e cercare di dare il massimo sul campo. Chi mi conosce sa che per il Novara farei tutto ciò che mi è possibile e, proprio nell’ottica del discorso di cui sopra, ritengo più civile esprimere un parere negativo sulla mia squadra che venire alle mani con le persone presenti ieri in tribuna, che ridicolizzavano la squadra, la mia squadra, la NOSTRA squadra, con termini a mio avviso non solo indecorosi, ma sicuramente non veritieri. Io sono certo che il vero Novara non sia quello visto ieri a Cremona, che le sue potenzialità siano ben più grandi. E spero che chiunque della Società legga il mio articolo, lo interpreti soltanto come un obiettivo di riscatto, a dimostrazione di quanto realmente valga questa squadra. Chiunque scenda in campo, qualsiasi modulo venga adottato, di fronte ad ogni avversario…. Perché ciò che conta, alla fine, è che sul terreno di gioco scende il NOVARA, la squadra che mi fa emozionare quando vince ed incazzare quando perde. E adesso che finalmente vi sono progetti seri, una Società solida alle spalle con idee precise, voglio soltanto una cosa, che credo rappresenti il pensiero di tutti coloro che amano questi colori: il bene della squadra ed il ritorno al calcio che conti e che ridia lustro al blasone di questa importante società.
Sempre e solo un unico ideale: Forza Novara !

Giovanni Chiorazzi

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 Dr. Andrea Clementoni - Chiropratico

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