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di Luca Armilli

Trasferta che mancava da diverso tempo, città di confine affascinante e particolare. Non tutti potranno affrontare il viaggio, a causa dell’orario “scomodo”… onore quindi ai tifosi azzurri che sosterranno il Novara anche in terra triestina ! Forza Novara !

La squadra: si può dire che la Triestina abbia una doppia data di fondazione; il 18 dicembre del 1918 venne presa la decisione di iniziare questo progetto calcistico, l’ufficializzazione definitiva e la scelta del nome vennero prese il 2 febbraio del 1919.
Se si vuole fare una media dei campionati giocati da quando è nata, la Triestina può vantare un maggior numero di presenze proprio nella serie A. Sono ben 28 infatti, una sola stagione in più rispetto a quelle giocate in serie C, 27.
Dagli anni '30 al 1957 i “Giuliani” si stabilizzarono nella prima serie, mantenendo una buona media di classifica e aggiudicandosi anche un secondo posto nella stagione 1947-'48: ad oggi il loro miglior piazzamento. A seguito di un’inattesa retrocessione ed una pronta risalita in serie A, subirono un ulteriore declassamento. Nel 1960, dopo un deludente campionato, si arrivò ad uno spareggio salvezza. Curioso constatare che fu proprio il Novara a far cadere per la prima volta i triestini in serie C, salvaguardando la nostra presenza in serie cadetta anche per lo sfortunatissimo anno successivo. Nel 1962 infatti ritrovammo i triestini in serie C, dopo essere stati retrocessi per illeciti sportivi non ancora ben definiti.
Attualmente i “Giuliani” stazionano in serie cadetta dal 2002, non riuscendo mai a rendersi realmente pericolosi per sperare in un glorioso ritorno nella massima serie.

La città: fondata da popolazioni di origine indoeuropee, inizialmente era un piccolo villaggio di pescatori. Successivamente, data la vicinanza col mare e la posizione strategica, divenne un importante porto romano.
Anticamente la città si chiamava “Tergeste”, un nome che deriva dall’antico dialetto della zona. La parola “este” infatti significa città, mentre “Terg” mercato: “Città di mercato”.
Il simbolo della città di Trieste è l'alabarda di San Sergio su sfondo rosso. Intorno alla metà del terzo secolo, Sergio giunse a Trieste e qui si converti al cristianesimo. Una volta scoperta la sua fede, fu costretto a ritornare a Roma. Tornato nella città capitolina si rifiutò di rinnegare la religione cristiana e per questo fu sottoposto a pubblico scherno e dopo varie torture lo resero martire. Il segno che annunciò la sua morte e indicato ai triestini fu l'alabarda, che si narra essere piovuta dal cielo nel foro cittadino proprio nel giorno della sua morte.
Attualmente Trieste conta più di 200 mila abitanti. La piazza principale si affaccia direttamente sul mare; la vasta e bellissima “Piazza unità d’Italia”. Inizialmente si chiamava “Piazza grande” ma nel 1918, quando divenne città italiana, venne rinominata in “Piazza unità d’Italia", a dimostrazione di come la città si presenti come una delle più patriottiche dell'intera Nazione.
Oltre ad una fontana nel centro della stessa, a rappresentante i quattro continenti, sono presenti i bellissimi edifici del Municipio locale, il Palazzo della Regione e la Prefettura.

Lo stadio: un impianto autorevole, la cui capienza complessiva sarebbe di oltre 30.000 posti.
Creato nel 1992 è stato dedicato ad uno dei migliori allenatori di tutti i tempi, Nereo Rocco. Sia come giocatore che come allenatore, per diversi anni rimase nella città d’origine, scegliendo poi ovviamente squadre più blasonate e riuscendo a rimanere per sempre nel cuore degli italiani.
Attualmente la struttura può ospitare solamente 28.565 unità, in quanto un’intera tribuna è stata chiusa al  pubblico: la notizia fece scalpore all’inizio di questa stagione, in quanto venne issato su quest’ultima un telone con l’immagine di tifosi incitanti, che fornisce la sensazione di uno stadio gremito... La tristezza di questo gesto, sul quale i pareri sono molto divergenti, consiste nel cercare di rendere caloroso ciò che in realtà è sempre più vuoto (non solo a Trieste), senza soffermarsi sulle reali motivazioni di un netto calo di spettatori, ma badando esclusivamente all’immagine.

Piatti tipici
: la cucina triestina può vantare, oltre ai sapori friulani, influenze austriache e slovene. Il piatto principale è la Juta, una tipica minestra con fagioli, crauti e patate.
Un caratteristico secondo, di origine serba, è invece rappresentato dai “Cevapcici”, polpette molto spezziate cotte alla griglia. Trovandosi sul mare, Trieste, offre anche una vasta scelta di secondi piatti di mare, dal baccalà al pomodoro, al classico branzino.
Lo strudel, derivato dalla cultura austriaca, viene preparato con mele e prende il nome di “Strucolo”.
Per accompagnare il tutto, è ideale ordinare una bottiglia di Terrano (Teran in dialetto triestino), un rosso locale molto apprezzato fin dall’epoca romana.

La tifoseria: gli “Ultras Triste” nati nel 1976 sono stati per più di 30 anni il gruppo trainante della “Curva Furlan”. Il nome della curva è in ricordo di un giovane deceduto nel lontano 1984 dopo un derby con l’Udinese. Il giovane subì diverse manganellate e colpi alla testa dalle Forze dell’Ordine, intervenute per dividere le fazioni rivali. La stessa sera, portato in Questura, il giovane iniziò a sentirsi poco bene. Perse i sensi nella sala d’aspetto del pronto soccorso e morì dopo 21 giorni di coma profondo. I triestini non hanno mai smesso di ricordarlo, dedicandogli oltre la curva, striscioni e stendardi in sua memoria portati in giro per tutta Italia.
Orgogliosi come pochi di essere italiani, non mancano mai tricolori e cori nazionalisti. Probabilmente gli avvenimenti storici che hanno allontanato la città dalla nostra Nazione per anni, hanno contribuito ad incrementare questo loro spontaneo patriottismo. Non sono poche, infatti, le volte in cui la Nazionale italiana ha giocato partite importanti proprio a Trieste, conscia del forte calore e attaccamento locale verso la maglia azzurra.
Gli Ultras Trieste contano diverse rivalità, la più sentita è con i vicini udinesi. Antipatia che ha condizionato anche i rapporti tra gli “Alabardati” ed i vicentini, amici storici degli udinesi. Nemmeno con i modenesi scorre buon sangue, tanto meno con livornesi, comaschi e ferraresi tra i principali.
Gemellaggio storico con i “Butei” del Verona, tifoseria simile sia per rivalità che per tendenze politiche.
Con i nostri rivali bustocchi invece, i triestini sono gemellati dal lontano 1977. Inizialmente fu stipulato un gemellaggio tra i club ufficiali di ambedue le tifoserie, i “Fedelissimi” della Triestina e il “Pro Patria club bustocco”. Successivamente si è esteso a tutta la tifoseria.
Buoni rapporti anche con diversi gruppi della curva laziale.
Questa stagione hanno deciso di non seguire e sostenere la Triestina in trasferta, per contestazione contro l’attuale società e la numerose diffide ricevute lo scorso anno. 

Luca Armilli

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