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L’illusione estiva è durata il tempo di un raggio di sole. Le vittorie in amichevole con Giana Erminio, Fiorenzuola e Juve Next Gen (e le dignitose figure con Sampdoria e Milan) ci avevano fatto credere che il progetto potesse reggere. Che ci potessimo salvare con un 4-3-3 molto offensivo, con una squadra piena zeppa di under e di giocatori provenienti dalla D. Che bastassero i vari Scaringi, Prinelli, Bagatti, Gerbino, Speranza, etc per colmare il divario con squadre tecnicamente più attrezzate e fisicamente più dotate della nostra. Andate a rileggere i miei “editoriali” dell’epoca e noterete che anch’io ero vittima di un clamoroso abbaglio, forse dettato dal cuore azzurro e dall’affetto che continua a legarci al grande “Buba”. Le irresistibili fughe sulla sinistra di Migliardi nel precampionato hanno rappresentato l’emblema di questa sorta di ingiustificata euforia collettiva.

E’ bastato iniziare una partita vera, contro un Alessandria, decimata da una “folle estate” e vittima di una sorta di confusione globale (che è durata per tutta la stagione) per rendersi conto di quanto fossero fallaci le nostre impressioni. Un supertifoso azzurro mi aveva mandato all’epoca il fotogramma dell’azione che ci ha visto rischiare seriamente di perdere con i grigi in apertura di match. Ebbene in quel frangente il tanto acclamato Migliardi d’agosto era completamente fuori posizione. Sei giorni più tardi la Pro Patria di Colombo avrebbe puntualmente messo a nudo le nostre lacune affondando ripetutamente dalla nostra fascia sinistra. Ricordo come avrei voluto iniziare il pezzo quella sera per il “Corriere di Novara”: “E’ già allarme Novara”. Poi il gol di D’Orazio nel finale e la reazione azzurra mi avevano indotto ad essere più cauto. “In fondo siamo solo alla seconda giornata” pensavo.

Invece c’era davvero di che essere preoccupati perché quella partita aveva incrinato le poche certezze del gruppo. La rimonta incassata allo scadere dalla Giana aveva fatto il resto. Le dignitose prestazioni esterne (vedi i pareggi di Verona e Sesto San Giovanni) venivano puntualmente vanificati da partite casalinghe disarmanti come quella con l’Arzignano che era costata la panchina a Buzzegoli.

L’avvento di Gattuso ha portato subito ad una reazione nervosa che ha fruttato una prova d’orgoglio a Mantova (sconfitta immeritata) ed una insperata rimonta in quel di Meda. Ma i problemi erano ben lungi dall’essere risolti come aveva dimostrato lo sconfortante 0-3 casalingo con l’Albinoleffe.

La vera svolta c’è stata a Vercelli dopo un quarto d’ora iniziale di grandi sofferenze. Un’improbabile 4-4-2 è diventato nuovamente un 4-3-3 con Calcagni, Di Munno e Ranieri però finalmente insieme. La riscossa è partita da lì, da una cerniera di centrocampo solida ed affidabile. Su queste basi il “Jack” ha costruito la miniserie positiva (una vittoria con la Pergolettese ed un po' di pareggi) che ci ha permesso di riagganciare il gruppone del campionato. Quando il nostro mister è stato costretto a separare i tre (Di Munno arretrato in difesa per l’infortunio di Bertoncini) siamo tornati a perdere con la Triestina ed a soffrire tantissimo a Fiorenzuola (determinanti le parate di Desjardins).

Nel nostro percorso di patimenti c’è un’altra domenica chiave: quella dello 0-3 con il Padova. Anche quella netta sconfitta mi aveva portato a false aspettative, stavolta però di segno diametralmente opposto. Onestamente quella sera pensavo che 11 innesti sul mercato di gennaio fossero troppi, che Gattuso ci avrebbe messo del tempo per amalgamare un Novara zeppo di giocatori provenienti dall’altra parte del globo o reduci da un lungo periodo di inattività.

Per fortuna Lo Monaco ed Argurio ne capiscono ben più del sottoscritto ed avevano operato gli innesti giusti: un portiere da categoria superiore, due difensori centrali di valore, un esterno di centrocampo da serie B, una mezzapunta in grado di non far rimpiangere troppo il bravo D’Orazio ed una punta che col passare delle settimane avrebbe potuto fare la differenza.

E’ bastata invece una settimana di lavoro a Gattuso per plasmare un Novara 2 solido e competitivo. Contro Giana, Virtus Verona e Pro Sesto sono arrivati tre 1-0 consecutivi che hanno esaltato una difesa finalmente sicura, due esterni (Kerrigan ed Urso) degni di ben altri palcoscenici, una cerniera centrale di centrocampo con due mezzali bravissime negli inserimenti (Di Munno e Calcagni sono andati in gol nelle due gare casalinghe ravvicinate).

Se ci pensate il Novara 2 ha perso una sola partita: a Vicenza, contro la squadra più in forma del campionato, quando ha colpito due pali e gli sono stati fischiati tre rigori contro.

Obietterete che nel frattempo di gare ne abbiamo vinte pochine tanto da finire al quartultimo posto dove sostanzialmente eravamo già a metà a gennaio. Ebbene non vanno dimenticati gli infortuni che ci hanno privato, via via, di Bertoncini, Lancini, Kerrigan, Calcagni, Donadio e Scappini (senza dimenticare gli incidenti di Bonaccorsi, Khailoti, Caradonna e Corti e scusate se mi sono scordato di qualcuno).

Le troppe rimonte incassate si spiegano evidentemente così: con una rosa “corta” che non poteva permettersi i tanti cambi in corsa che hanno determinato le risalite di Renate, Pro Vercelli, Lumezzane e Triestina che potevano attingere invece da una ricca panchina.

Ma anche nell’emergenza Gattuso è stato bravo a studiare nuove soluzioni tattiche che non ci facessero rimpiangere troppo gli assenti. Ed ha trovato un Ongaro finalmente “svezzato” dai due-tre mesi di lavoro in Italia che ha segnato 3 reti decisive.

Sono partito da Migliardi per finire con Migliardi: il giocatore visto nelle ultime 3 gare stagionali non è più l’esterno “avanti tutta” di agosto-settembre, ma è un giocatore finalmente disciplinato ed utile alla causa a conferma che il lavoro paga.

In attesa di novità… per oggi non c’è altro da aggiungere se non un grandissimo… Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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