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segnalato da Paolo Molina

Ciao a tutti. Seganlo un pezzo, secondo me bellissimo, che è uscito sul quotidiano “Provincia” di Lecco. Lo trovo interessante perché illustrativo di come viene vissuto il calcio a nord e a sud.
Con un pizzico di invidia per chi “vive” il calcio al sud (sassaiola a parte)…..

Paolo Molina

E' STATA UN'INTERA CITTA' A SPINGERE LA PAGANESE VERSO L'ATTESA SALVEZZA.

Faceva caldo domenica a Pagani, caldissimo. Fuori e dentro lo stadio. Sembrava che un'intera città si fosse mobilitata per quest'evento. Tutto il contrario di quanto avvenuto sette giorni prima a Lecco.
Cortei di tifosi a clacson spiegati due ore prima della partita, bar pieni di maglie azzurrostellate e di t-shirt della Curva Nord (per questa volta espressione del tifo Ultras avversario). Per le strade, nei negozi, non si parlava d'altro. E fuori dal Marcello Torre le prime scritte sui muri non lasciavano presagire nulla di buono: Lecco ti odio campeggiava all'entrata della Curva Sud (destinata ai tifosi blucelesti).
E sull'asfalto il concetto era ripetuto più volte. Queste scritte però non esprimevano una vera animosità né vero astio (sassate a parte, naturalmente). Semplicemente tutta la città era mobilitata per far vincere la propria squadra. Un tifoso azzurrostellato, capita la nostra provenienza (che nessuno a Pagani sembrava fraintendere), ci diceva: «Voi avete il lago, le montagne e state bene. In questa città ci sta solo il calcio. Lasciatecelo». E un altro: «Siamo venuti a Lecco domenica e nel ristorante dove siamo andati nessuno sapeva che si giocavano i play-out. Incredibile».
Già. La retrocessione non è frutto della disaffezione lecchese per il suo calcio, ma è sicuramente sintomatica di essa. E stride ancora di più il contrasto tra un tifo così caldo, coeso, univoco, di tutta una città e quello affidato ormai a pochi (ma buoni) irriducibili supporters blucelesti.
A Pagani il calcio è davvero un fenomeno sociale, non solo uno sport. A Lecco è solo uno dei possibili motivi di interesse. Non il primo. Che questo sia un bene o un male non sta a noi dirlo. Ma il fatto che nessun imprenditore di Lecco (eccezion fatta per gli sponsor e in particolare quest'anno Invernizzi e Unicalce) abbia voluto più (da Ceppi in poi, considerando Pagani e Bodega come ideali prosecutore della sua eredità in quanto lecchesi doc), investire sul calcio bluceleste e che i tifosi sono andati diminuendo progressivamente negli anni, è sintomatico.
La retrocessione che nulla c'entra con il pubblico, ne è però quasi una conseguenza. A Pagani, invece, il calcio è esagerazione, iperbole del bene e del male. La festa scoppiata al triplice fischio dell'arbitro, i tifosi impazziti di gioia che sciamano verso l'odiata Nocera Inferiore (distante tre chilometri), la fontana centrale nemica presidiata tardi dai Carabinieri e la cui acqua è stata colorata d'azzurro, un tifoso impazzito che ordina in una pasticceria dieci bomboloni con la crema blu (colore sociale della Paganese) da regalare ai colleghi di Nocera, il giorno appresso, sono tutte istantanee da un mondo che a Lecco è ormai patrimonio di pochi. Non sono retrocessi i giocatori che se ne andranno in maggioranza. Non sono retrocessi i dirigenti che decideranno se restare o meno. È retrocesso il calcio in bluceleste. Questo fa male a tutti coloro i quali hanno da sempre il Lecco nel cuore. Saranno rimasti in pochi, ma per quelli domenica è stato un giorno terribile, da dimenticare. Anzi, da ricordare per evitare che si ripeta ancora.

Marcello Villani

 

 

 

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