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Il punto di Massimo Barebero

Ve lo dico chiaramente, questo silenzio attorno al Novara Calcio non mi piace neanche un po’. Sono passate più di due settimane dalla conferenza stampa di presentazione della nuova società e la scelta più immediata ed urgente (quella del direttore sportivo) non è ancora stata compiuta.

Per 13 anni siamo stati “abituati bene” nel senso che l’iscrizione al campionato non è mai stato un problema per la famiglia De Salvo. Tensioni e patemi venivano sapientemente tenuti all’interno del gruppo che provvedeva a formalizzare gli adempimenti nella maniera più rigorosa possibile.

Oggi non conosciamo ancora le potenzialità degli azionisti che hanno rilevato l’ottanta per cento dalla famiglia Rullo ed è umano nutrire un po’ di diffidenza nei confronti di chi aveva promesso il direttore sportivo nel giro di un paio di giorni ed invece dopo un paio di settimane non ha ancora formalizzato alcun incarico.

Lo scenario è chiaro e non ci sono vie di fuga: Pavanati ha preso a zero il Novara Calcio con l’impegno di accollarsi tutti i debiti di gestione. Dunque è Pavanati il solo obbligato ad adempiere gli obblighi indifferibili che ci garantiscono l’iscrizione al campionato. La scadenza del 28 giugno è vicina, vicinissima. Così vicina da far venire i brividi…

Senza Direttore sportivo non ha oggi senso parlare di allenatore e di giocatori da trattenere o meno. Credo che il nuovo ds debba essere investito di pieni poteri per compiere le scelte tecniche che dovranno avere in lui l’unico referente e responsabile.

La promozione in B dell’Alessandria ha risvegliato in noi una sorta di malessere per aver perso la possibilità di giocare in quel campionato che poteva diventare davvero la nostra “casa”. Complimenti al presidente Di Masi per avere voluto investire ancora dopo delusioni che avrebbero stroncato qualunque serio imprenditore. Onestamente credevo che dopo i play off persi con la Feralpi Salò (maggio 2018) il treno della gloria fosse definitivamente passato per i grigi. Invece il massimo dirigente alessandrino si era preso solo un periodo di pausa e dopo un anno e mezzo è tornato a spendere con convinzione.

Ci resta la soddisfazione di aver battuto la seconda squadra promossa in B del girone sia all’andata che al ritorno. Ci resta l’orgoglio di aver svegliato il calcio piemontese dal letargo in cui era caduto dagli anni settanta in poi. Siamo stati l’ultima squadra a lasciare la serie B nel 1977 e la prima a ritrovarla nel 2010. In quel lasso di tempo c’è stato il buio più completo nella nostra regione. La massima aspirazione per le dirigenze che si sono succedute alla guida dei club del quadrilatero era quella di stabilizzarsi in C1 con tranquilli campionati senza patemi. Massimo De Salvo ha indicato la via e Secondo e Di Masi (quest’ultimo con diversi anni di ritardo) l’hanno seguita.

Ora è la promozione dell’Alessandria a dover dare uno stimolo importante all’attuale proprietà azzurra. Salire di categoria non è un traguardo impossibile e darebbe finalmente un ritorno economico e di immagine che la serie C non può garantire. Quindi l’obiettivo nel breve-medio periodo dev’essere quello anche perché sul nostro cammino nella prossima stagione non troveremo il Monza di turno. D’accordo, c’è il Padova, ci sono tante altre compagini ambiziose, ma non c’è la schiacciasassi di turno. Dunque potrebbe essere questa l’occasione propizia per tentare un salto di categoria che aprirebbe scenari oggi inimmaginabili per un Novara impantanato nella serie C.

Siamo al 20 di giugno e sulla riforma dei campionati ancora non c’è stata una decisione. Io credo che il calcio italiano funzioni com’è strutturato senza cambi di rotta che creano solo confusione invece che benessere. Una C d’elite porterebbe ad un aumento di esborsi per le elette che ben difficilmente sarebbe ripagato dagli introiti. Dunque perché sconfessare la scelta fatta solo pochi anni fa quando si è messa in piedi la “Lega Pro unica” eliminando di fatto una categoria?

Se fosse davvero serie C d’elite a partire dalla stagione 2022-23 bisognerebbe cercare di fare di tutto per superare l’ostacolo a piè pari. Non avrebbe senso varare un Novara di mera sopravvivenza con il rischio concretissimo di trovarci relegati in un campionato simile alla vecchia C2. Bisognerebbe invece investire subito per cercare di salire al primo colpo sfruttando l’assenza di squadre del centro sud che nella migliore delle ipotesi ritroveremmo nella C d’elite.

Per ora però l’unico motivo d’interesse è legato al passaggio dalle forche caudine dell’iscrizione. C’è un blasone di quasi 113 anni da difendere. Forza Pavanati!!!

Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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