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• di Massimo Barbero
giovedì 24 gennaio 2019 - 18:00
di Massimo Barbero

Forse la differenza sta tutta lì. Nell’atteggiamento con cui il Novara si è ripresentato in campo dopo un primo tempo obiettivamente deludente. Ad ottobre e novembre al “Piola” contro Pro Patria, Albissola e Gozzano il the caldo dell’intervallo non aveva sortito alcun effetto benefico. Anzi, ad inizio ripresa avevamo visto una squadra ancora più impacciata, impaurita insicura, terrorizzata dalla prospettiva dell’ennesima brutta figura davanti al pubblico amico. Con la conseguenza ovvia di ingigantire i nostri problemi.

Stavolta invece gli azzurri sono tornati sul sintetico del “Piola” con una sola idea in testa. Che era quella di vincere, partendo dalla convinzione di avere tutti i mezzi per potercela fare. Nel primo quarto d’ora del secondo tempo i nostri hanno costretto i sardi nella propria tre quarti difensiva. Il vantaggio era nell’aria ed è arrivato con un’azione tambureggiante: cross dalla sinistra, controcross dalla destra ed inserimento vincente di un trequartista sul secondo palo. Una situazione che la squadra di Giorico soffre in maniera particolare anche quando si schiera con la difesa a 5.

L’avevo notato sbirciando in tv il posticipo di Lucca a metà ottobre (quando da quelle parti viaggiavano ancora sulle ali dell’entusiasmo…).Dal momento in cui Schiavi è stato avanzato praticamente sulla linea degli attaccanti Nico riesce ad essere di frequente decisivo o comunque sempre molto pericoloso. In poco più di un mese ha segnato 3 gol, fornito degli assist determinanti, sprecato diverse occasioni favorevoli (anche contro la Lazio sullo 0-0). Con l’Arzachena non ha giocato la sua partita migliore, nel primo tempo ha sbagliato parecchio, tanto che qualcuno in tribuna invocava già la sua sostituzione. Però è riuscito a segnare un gol, a fallirne un altro in apertura, a vedersene annullare un terzo in maniera abbastanza misteriosa.

Il suo spostamento nello scacchiere tattico di Viali risulta, da un mese e mezzo a questa parte, una delle chiavi di volta di questa stagione. Fino a metà dicembre avevamo vinto appena 3 partite in tutto, solo in trasferta.

Dal 4-0 all’Olbia del 16 dicembre abbiamo fatto bottino pieno per ben 4 volte nelle ultime 6 gare di campionato disputate. Al di là di un calendario in relativa discesa, il cambio di marcia in queste settimane è evidentissimo.

In fondo questo Novara-Arzachena non è stato molto diverso da quello a cui avevamo assistito un paio di mesi fa in Costa Smeralda. Dopo una prima frazione bruttina (nella quale stavolta erano stati gli ospiti ad avere le occasioni migliori) siamo venuti fuori noi, sfiancando alla distanza un avversario che aveva dato subito tutto nel tentativo di contenere la squadra più forte. Al “Pirina” avevamo recriminato sul fondo davvero impresentabile del terreno di gioco. Stavolta ce la possiamo prendere con l’assurdità di un calendario che ci ha visto tornare in campo ad appena una sessantina di ore dalla fine della gara di Chiavari.Ma la solfa non cambia. Dobbiamo abituarci all’idea che le partite di calcio di serie C sono queste. Quasi tutte le squadre sono “costrette” a giocare di regola maluccio quando si trovano di fronte un avversario tutto schierato rigorosamente dietro la linea della palla. L’importante è riuscire a prevalere comunque, in qualsiasi maniera.

Il Novara ha diverse frecce importanti al proprio arco per risolvere con una singola giocata anche le partite che sembrano “bloccate”, senza apparente via d’uscita. Prima o poi l’occasione giusta arriva. La cosa che conta più di tutte è non smarrire comunque fiducia e lucidità anche nei momenti più complicati…

Come ci capitava di regola in autunno e come contro l’Arzachena ci è successo nella parte centrale del primo tempo quando solo un paio di interventi di Di Gregorio ci hanno evitato che tutto diventasse maledettamente complicato.

Al di là delle loro condizioni attuali, credo che Viali abbia fatto benissimo a lanciare dal primo minuto Buba e Pablo. Perché abbiamo soprattutto bisogno di gente che ci crede, che è calata nella causa, che sente la maglia azzurra come una seconda pelle. Questa era più che mai la loro partita (e se sarà necessario riposeranno in trasferta). Perché giocavamo in casa in un giovedì pomeriggio dalla temperatura comunque decisamente rigida davanti ad un pubblico composto quasi esclusivamente da “cuori azzurri” disposti anche a prendersi un giorno di ferie pur di non rinunciare alla partita del Novara.

E’ stato bello festeggiare il primo gol (e che gol!!!) di Buba e sarà bellissimo festeggiare il primo gol di Pablo.

Le motivazioni in serie C contano quasi sempre più di ogni altro aspetto. E’ questo il messaggio più credibile che ci lascia la prima parte dell’assurdo campionato che stiamo vivendo. E che ci suggerisce un calciomercato che si concluderà, come sempre, a fine gennaio, tra un match di coppa ed uno di campionato, in barba alle riforme sbandierate in primavera.

A proposito di riforme, per come è stata attuata ed applicata, non riesco ad accettare l’introduzione delle seconde squadre. Domenica vorrei andare in un vero stadio di C. Chessò a Como, a Mantova o persino a Lecco o a Prato.

Un “Moccagatta” deserto con maglia bianconere indossate da giovani virgulti e/o da qualche esubero eccellente mi mette solo tanta, tanta, tristezza. Speriamo di riuscire a colorarlo con un bel po’ di azzurro. E soprattutto di riuscire a portare a casa il risultato che ci consentirebbe di continuare a sperare prima di confronti ben più affascinanti al “Piola” contro Piacenza e Carrarese… Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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