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lunedì 12 novembre 2018 - 12:47
di Massimo Barbero

Voglio illudermi che l’ottava partita del nostro attuale campionato possa essere idealmente sovrapposta all’ottava partita dell’era Toscano. La pareggiammo 1-1 (contro il Bassano al “Piola”) dopo averla dominata, ma dopo aver rischiato seriamente di perderla. In fondo rispetto a quella stagione oggi abbiamo appena 1 punto in meno nell’attuale ruolino di marcia…
Se vogliamo aggiungere altre suggestioni… possiamo metterci che anche quattro anni fa… sempre l’ottava giornata di campionato segnò il passaggio al 3-5-2 che divenne poi il modulo privilegiato nella cavalcata verso una promozione diretta che a metà ottobre pareva un traguardo già irraggiungibile.

Per adesso queste sono solo illusioni da tifoso con il cuore foderato d’azzurro. Se diventeranno qualcosa di più concreto lo capiremo solo dal trittico che ci porterà ad affrontare Cuneo, Arzachena e Gozzano nel giro di una settimana.
Oggi possiamo soltanto dire che con l’Arezzo si è visto qualcosa di più e di meglio rispetto alle precedenti gare casalinghe (non che ci volesse molto…). Non abbiamo vinto perché anche in un contesto di assoluta sicurezza siamo riusciti a piazzare un triplo errore clamoroso (Ronaldo-Tartaglia-Di Gregorio) nell’azione del raddoppio. E perché in precedenza i nostri avversari avevano avuto la ventura di pareggiare grazie ad un rimpallo su una punizione già dubbia. Resto convinto che senza quel repentino 1-1, giunto in maniera davvero inattesa, stavolta avremmo portato a casa il bottino pieno. Ma ovviamente di questo non esiste alcuna controprova…

Probabilmente giocando sempre come ieri non avremmo perso né contro l’Albissola né contro la Pro Patria. Probabilmente nemmeno giocando sempre come ieri potremmo lottare per i primi 2-3 posti di questo girone perché bisognerebbe fare comunque di più e di meglio per eccellere. Però un passo in avanti è stato compiuto e dunque è giusto renderne merito a Viali ed alla squadra. Si sono visti equilibrio, coraggio e convinzione. E, partendo da queste basi, la nostra rosa un pizzico di qualità in più da spendere rispetto alla media delle avversarie ce l’ha. Chissà se Viali ha già abiurato l’idea di calcio che aveva in mente in estate per proporne un’altra, meno spettacolare ed ambiziosa, ma più sostanziosa. O se questa è solo una fase di passaggio, dettata dall’emergenza di uomini e di punti.
Di certo il modulo di ieri ha riqualificato il nostro centrocampo esaltando gli inserimenti di Tommaso Bianchi che non poteva essersi trasformato di colpo nell’anonimo frangiflutti delle prime esibizioni in azzurro. E con lui Ronaldo che ha disputato una delle sue migliori partite con la maglia del Novara. Purtroppo rovinata, agli occhi della gente in tribuna e nelle pagelle, dalla sciagurata punizione che ha dato il via all’azione del raddoppio aretino. E’ chiaro che giocando in questa maniera diventa fondamentale la spinta degli esterni. Siamo stati pericolosi finchè Cinaglia è riuscito a far la differenza sulla destra (è stato lui a chiedere il cambio, è bene precisarlo). E quando sul fronte opposto Schiavi si è liberato dalle comprensibili remore di esterno “adattato”, con compiti anche difensivi.

Grandi complimenti a Dal Canto per quello che ha saputo fare nelle prime 11 giornate di campionato ad Arezzo. E per l’atteggiamento che ieri ha mostrato nelle interviste: semplice, sereno, disponibile. Così distante dagli eccessi del tanto acclamato Capuano che trasformava ogni domanda in un’occasione di baruffa, ogni soffio di vento in una recriminazione arbitrale da spendere come alibi. Si può essere bravi allenatori anche così: col sorriso sulla labbra, ma non per questo disposti a farsi mettere i piedi in testa da chicchessia.
Chiudo con due considerazioni che esulano dall’impegno di ieri. Abbiamo dovuto vedercela con un Arezzo che negli ultimi otto anni, nell’ordine:

1) è stato cancellato dai campionati professionistici nel 2010;

2) è stato ripescato in serie C nel settembre 2014 proprio grazie al ricorso vinto dal Novara al Collegio di Garanzia;

3) è fallito nuovamente nel marzo 2018, stavolta senza conseguenze sul piano sportivo. Quando si sparano sentenze, più o meno ben motivate, nei confronti dell’attuale società azzurra non bisogna mai perdere di vista quale sia la realtà delle concorrenti: club che ciclicamente saltano in aria con debiti annessi ed altrettanto ciclicamente ritornano a vivere, nuovi, puliti e circondati da grande entusiasmo (guardate quel che sta accadendo al BassanoVicenza di Rosso!).

Non è sempre facile stare al passo… per chi segue la strada maestra della continuità…

La seconda ci proietta già alla trasferta di Cuneo dove domenica prossima ritroveremo, ahinoi stavolta da avversario, il grande Sergione Borgo. Sapete quale fu il suo primo grande capolavoro all’arrivo a Novara, quasi vent’anni fa? La capacità di spazzar via subito tutta la negatività che si era accumulata dalle parti di Viale Kennedy dopo un quarto di secolo di sconfitte sportive e incertezze dirigenziali. Erano bastati pochi mesi di lavoro incessante da parte del Direttore e di negatività già non ce n’era più, era stata tutta rimossa, allontanata. A Natale 2001, prima del successo sul Legnano, la nostra classifica non appariva poi così più brillante di quella del soffertissimo biennio targato Achilli (ed i Mastagni non avrebbero garantito certo quella continuità societaria tanto invocata), ma discorsi, speranze e prospettive erano già completamente stravolti rispetto a 12 mesi prima. Ed a giugno avevano esultato per la salvezza di Fiorenzuola come fosse un campionato vinto. E come invece non avevamo saputo fare negli anni precedenti dopo le affermazioni play out su Voghera ed Imperia (quando era scattata l’immancabile contestazione nei confronti della dirigenza di turno).

Ecco quello che servirebbe al Novara attuale, prima di ogni altra cosa. Non un 4-3-3, un 3-5-2 o 4-4-2 e neppure un allenatore o dei giocatori nuovi.
Ma un condottiero alla Sergio Borgo capace di allontanare subito dalla testa di chi va in campo e di chi sta fuori quella negatività retaggio dell’ultimo anno/biennio di delusioni. Facile a dirsi, meno da mettere in pratica.
A giudicare da quello che si è visto dopo 3-4 giorni di ritiro un primo risultato è stato raggiunto da Morganti, Ludi, Viali e chi per loro avesse lavorato a fianco dei giocatori nell’ultimo fine settimana…

Una squadra come quella vista ieri sera, pur senza fare cose straordinarie, è in grado di trascinare dalla propria parte anche il pubblico che ancora preferisce la via dello stadio a quella, estremamente comoda, del dileggio al caldo via muro o via social… Ma la strada da fare è ancora lunga, molto lunga…

Forza Novara sempre!!!


Massimo Barbero

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