A cura di Massimo Barbero
Domenica 1 maggio 1983: Rhodense-Novara, la mia prima trasferta! Dopo circa un anno da frequentatore assiduo dei “Distinti” di Viale Kennedy era finalmente giunto il momento del primo viaggio fuori porta al seguito degli azzurri. Pur di esserci… avevo pattuito coi genitori che avrei rinunciato al derbyssimo di hockey della sera precedente (con il fortissimo Daniel Martinazzo ad infliggerci l’ennesima mezza delusione) per non perdermi quella sfida che valeva una fetta di C1. I miei avevano posto una sola condizione: in caso di pioggia sarei rimasto mestamente a casa.E così in un’epoca in cui le App per il meteo non erano ancora state inventate… avevo passato il fine settimana a scrutare il cielo che si apriva e si chiudeva, un po’ speranzoso ed un po’ preoccupato. Sognavo tutto di quella trasferta, mi pareva di andare in capo al mondo, non a soli 30 chilometri dal mio cortile, pregustavo il momento in cui avrei scorto finalmente il cartello stradale “Rho”. Alla fine il cielo si era aperto, in tempo per permettermi di salire in macchina… Poi sarebbe stata grandine, non solo pioggia (con il leggendario Cassina fradicio in motorino) ma che importa… allo stadio (campo sportivo?) di Rho ci ero comunque arrivato!
La partita era finita meno bene. Anzi male, malissimo, quasi un presagio di decenni di patimenti sportivi legati all’azzurro del Cuore…
Ne ho parlato qualche settimana fa a Novarello con Ernestino Ramella che quel giorno aveva segnato per noi il bel gol dell’illusorio pareggio. E con Sergio Elli che, dopo una manciata di minuti, aveva infilato il proprio portiere Marchese per un'autorete incredibile che aveva scatenato il gesto dell’ombrello di uno spettatore davanti a noi. E la giustificata reazione di mio padre, furente. Sull’1-1 ci eravamo gettati in avanti a caccia della vittoria, per tenere il passo del lanciatissimo Fanfulla. Col risultato di incassare il gol beffa della sconfitta in contropiede proprio al 90’, ad opera di tal Garavaglia.
Tutto questo per dire che le trasferte trascinano con sé qualche cosa di magico che accende la passione dei più giovani… e scandisce i giorni più intensi anche dei tifosi ormai maturi. Vietarle è un po’ come uccidere il calcio e, soprattutto, la serie C.
Il primo che lanciò un’idea del genere fu Silvio Berlusconi, dopo un Milan-Fiorentina di inizio campionato 1988-89. A seguito di qualche incidente sugli spalti con i supporters viola aveva fantasticato l’idea di un San Siro solo rossonero. Con gli altri comodamente davanti alla tv a casa propria (o al cinema) a godersi lo spettacolo.
Una proposta innovativa e provocatoria, ma purtroppo solo fino ad un certo punto. Al calcio televisivo, alla fine, ci siamo arrivati. E se questo può avere un senso per le grandi competizioni dall’appeal tecnico altissimo… la cosa perde di ogni significato nella categorie in cui dovrebbe prevalere la passione, nelle quali il fascino è dato soprattutto dalle domeniche a tifare accanto agli amici, a divertirsi magari proprio ammirando il folclore del Paolino o Cassina di turno.
Il 30 giugno scadrà il lungo, lunghissimo, divieto di trasferte per i tifosi del Novara. Un provvedimento severissimo preso al termine di un derby in cui non si era superata l’ordinaria amministrazione in termini di ordine pubblico lungo le vie che circondano il “Piola” vercellese. Mi piacerebbe pensare che si sia trattato dell’eccezione. Invece vietare è diventata la regola in questo triste 2026 pallonaro. Abbiamo negli occhi il settore ospiti della Giana Erminio vuoto per restrizioni estese quel sabato pomeriggio a tutta la Provincia di Milano (sigh) stiamo sbirciando gare decisive di play off inaccessibili agli ospiti, in barba alla regolarità sportiva delle competizioni. Eppure ho conosciuto i supporters azzurri in interminabili ore d’attesa negli aeroporti quando andavamo in Sardegna o nel Centro-Sud Italia: gente appassionata ed autoironica, magari brontolona, ma mai sopra le righe, in nessun caso.
A furia di vietare tutto e di presidiare i settori ospiti deserti (ho impresso in mente lo spettacolo di volanti schierate davanti alla nostra curva comunque serrata a Lecco) si finisce col non sapere più nemmeno gestire l’ordine pubblico (e regolare i flussi delle tifoserie) come il recente derby torinese ha drammaticamente evidenziato, al di là delle responsabilità personali di chi è andato certamente ben oltre il consentito.
Sul presente del Novara che dire?
Difficile giudicare un allenatore all’esterno, dal semplice curriculum, senza aver visto in campo per un sufficiente lasso di tempo le sue squadre, potendo valutare anche il materiale tecnico a disposizione. Dunque nessun entusiasmo prematuro per il possibile arrivo di Birindelli (ma nemmeno uno scetticismo ad oltranza, ad oggi davvero fuori luogo). Con la considerazione che per 70’ ho visto la Pianese disputare una gran bella partita a Lecco nei play off. Fino a quel punto lo 0-1 stava persin stretto agli ospiti…
Di questi tempi sul “muro” si discute spesso se la società debba (o meno) esternare gli obiettivi per l’immediato futuro. Personalmente credo che un po’ di chiarezza risulterebbe salutare per tutto l’ambiente. Se a salire in finale dovesse essere il Brescia… sarebbe il caso di dichiarare, senza troppi giri di parole, se si punta davvero a lottare per salire in B. Un girone senza Brescia, Mantova, Padova, Vicenza e Triestina rappresenterebbe infatti un’occasione quasi unica per tornare a competere per il vertice. Nascondersi ancora dietro l’asticella più o meno alta… risulterebbe controproducente, in primis per tecnico e squadra che rimarrebbero schiacciati da un equivoco che si perpetua ormai dall’agognata salvezza del maggio 2024.
Se, per contro, la C dovesse essere considerata il massimo scenario possibile per Novara dall’attuale proprietà sarebbe leale dirlo. Ne guadagnerebbe l’unità d’intenti e la nostra passione rimarrebbe, credetemi, la stessa, anzi probabilmente ne uscirebbe rafforzata. Non l’hanno intaccata 33 lunghi anni in terza (e soprattutto) quarta serie…
Quando rivedo la nostra Curva gremita e colorata nel primo anno di C1 targato Borgo-Foschi ancora mi emoziono…
Un ultima considerazione sull’azzurro, pallidissimo, della nostra Nazionale che tornerà in campo in settimana per due amichevoli un po' finte e dunque sostanzialmente inutili in Lussemburgo e Grecia. Vado controcorrente per raccontarvi il Silvio Baldini (oggi popolarissimo per la battuta sui lestofanti) che ho conosciuto dal vivo. Eravamo a Carrara in uno stadio chiuso per problemi di agibilità e l’attuale C.T. “pro tempore” scatenò un’autentica gazzarra in panchina semplicemente perché Viali si era permesso di mandare in campo ad inizio ripresa Eusepi (reo, pare, di uno sgarbo l’anno prima quando vestiva la maglia del Pisa).
Dopo l’inevitabile espulsione il “Silvio furioso” continuò a sfogare tutta la propria rabbia in tribuna contro Ludi e Morganti che, impassibili e professionali, non avevano mosso un muscolo. Col risultato di far rivoltare addetti ai lavori ed infiltrati di fede apuana presenti sugli spalti… che misero a serio rischio anche l’incolumità di noi cronisti al seguito della squadra ospite.
Negli spogliatoi l’ira di Baldini, gratificato da un sonante 4-2, si placò. E fece amicizia col nostro grande Clementoni, con dolce promessa di ritrovarsi al ritorno.
Il tecnico toscano resta geniale per certe sue intuizioni, per il suo gioco offensivo. E’ stato il primo a sfruttare l’ampiezza dei cinque cambi, intuendone la portata innovativa. E due play off di C non si vincono per caso…Però mi perdonerete se chiudo dicendo… che nel calcio che mi ha fatto innamorare… Bearzot e Vicini li avevo sempre visti comportarsi in maniera ben diversa quando allenavano…
E, dal punto di vista sportivo, mi piace ricordare che quando avevamo sulla nostra panchina mister Banchieri contro la Carrarese di Baldini vincevamo con disarmante regolarità…
Forza Novara sempre!!!
