A cura di Massimo Barbero
In queste settimane di vuoto calcistico sono le vicende extracampo a scandire le nostre giornate. Quella dell’accordo con la “You First” è un’altra notizia molto incoraggiante. Perché, come era stato per le novità riguardanti il settore giovanile, rappresenta la conferma di un impegno della famiglia Boveri ancora a medio-lungo termine, con l’intenzione di operare per il meglio anche da questo punto di vista, affidandosi a professionisti abituati a ben altri palcoscenici rispetto all’angusta serie C.
In conferenza stampa abbiamo avuto il piacere di conoscere Davide Ghione che si è dimostrato un novarese doc, un ex ragazzo degli anni ottanta come il sottoscritto… che ha dissertato con cognizione diretta di Fabio Scienza, del nostro grande hockey e della Legione. Gli amici che hanno praticato e seguito il basket cittadino lo conoscono benissimo. Apprezzato da parte sua anche il riconoscimento al valore del “Museo”, l’eredità più rilevante lasciata dalle ultime, grigie, stagioni azzurre.
Ho colto un passaggio particolarmente significativo nel suo discorso. Quando ha detto che esiste una squadra A (quella che va in campo) e una squadra B (che lavora dietro le scrivanie) che debbono viaggiare di pari passo.
Vero, verissimo. Anche la formazione che indosserà la maglia azzurra nei week end di campionato dovrà diventare nel breve tempo competitiva almeno quanto la “You First” altrimenti tutti gli sforzi extrasportivi rimarranno fini a sé stessi, anzi persino controproducenti. Nell’estate 2007 la bravura di Alessio Arezzi (e di un sopraffino show-man quale come Fabrizio Gigo) aveva dato vita ad una presentazione sontuosa e spettacolare nell’emozionante cornice dello stadio Alcarotti. Bella, bellissima, persino troppo per una squadra poi sempre lontana dai primi posti ed alla fine relegata ad un’anonima ottava piazza che all’epoca non valeva nemmeno i play off. Durante quel cammino altalenante molti avevano finito col rimpiangere e contestare lo sfarzo dell’estate precedente: “ma quei soldi non avrebbero potuto investirli per allestire una rosa più forte?”. Meglio la sobrietà dell'evento pre 2009-10, quello del coro ad oltranza “Sensibilizza la città…” nella cornice portafortuna di Piazza Duomo. Ovvero più fatti e meno apparenza. Con tutto il rispetto per la bravura di Sara Palazzeschi e C, non saremmo mai tornati in B (eppoi in A) se non avessimo sostituito i pur generosi Sinigaglia, Chiaretti e Lanteri con i vari Rigoni, Motta e Gonzalez e se le intuizioni tecniche e lo spessore umano di Tesser non avessero preso il posto delle recriminazioni ad oltranza (campo pesante ed avversari chiusi) del predecessore Notaristefano…
Il Novara Calcio non è né l’Inter né la Giana Erminio. E’ una dolce via di mezzo, una realtà che deve essere presa e considerata come tale. Per cui, nelle logiche ambizioni di un’agenzia dal profilo internazionale, non va trascurata la realtà quotidiana dei piccoli sponsor locali, quelli che hanno portato avanti una tradizione ultracentenaria, nelle buona e nella cattiva sorte, con contributi proporzionali alle rispettive possibilità di budget. Per questo avrei mantenuto l’affiancamento con chi questo microcosmo lo conosce meglio di tutti, con chi ha vissuto da dentro l’umore dei tifosi: il popolarissimo “Espo” che lavora nel club quasi ininterrottamente da un ventennio. Un efficace interlocutore, ma anche un ex curvaiolo innamorato del Novara, come tutti noi.
Mi piacerebbe vedere un Novara diverso rispetto al recentissimo passato. Un Novara sempre presente nei piccoli-grandi eventi che lo rappresentano o rappresentano Novara: al passaggio cittadino della fiaccola olimpica con i suoi giovani colorati d’azzurro, ai tornei dedicati a “Nini” Udovicich, agli eventi amarcord come quello messo in piedi da Roberto Fabbrica un paio di settimane fa. Vorrei ritrovare un Novara più attento ai rapporti con i rappresentanti dei Club di tifosi che operano per pura passione, con i volontari che il sabato e la domenica mattina tengono aperta la “Casa del Novara”.
Dal punto di vista tecnico c’è poco da aggiungere. Siamo nella stessa situazione di attesa di un mesetto fa, aspettando di capire chi sarà il nuovo allenatore. Dall’esterno (spero ovviamente di sbagliarmi…) ho la sensazione che la panchina del Novara non sia più appetita dai tecnici di prima fascia della categoria come invece dovrebbe essere. Eppure… qui c’è una società seria, solida ed ambiziosa, una tifoseria serena che dall’era Corini-Di Carlo ha incassato delusioni in serie senza mai contestare (oltre il limite) nessuno, un vessillo azzurro che si è affacciato in serie A una quindicina di anni fa e che prima e dopo ha trascorso diverse stagioni in B. Ed allora? Il problema, temo, stia altrove, nella gestione dei mister che sono transitati negli ultimi due campionati. Gattuso, dopo il suo esonero, è stato ripetutamente attaccato nel corso di una trasmissione televisiva autoprodotta dal club. Col risultato, con quel cambio a 4 giornate dalla fine, di bruciare pure Mascara, che stava completando un buon percorso con la Primavera, nel naufragio di Trieste. Anche nei confronti di Zanchetta sono state usate parole perentorie e poco diplomatiche nei mesi successivi all’allontanamento. Ed infine Dossena non è stato adeguatamente tutelato sul piano tecnico, non garantendogli al mercato di gennaio quei due-tre elementi adatti al suo gioco che rappresentano il minimo sindacale per chi subentra in corso.
Io credo che anche nel calcio moderno gli allenatori debbano tornare al centro del progetto. Non possono essere l’algoritmo o l’intelligenza artificiale (e nemmeno i procuratori) a suggerire le rose. Ho apprezzato la difesa ad oltranza della Roma di un mister talvolta scomodo nelle parole come Gasperini. A costo di sacrificare un personaggio amatissimo dalla piazza come Ranieri che stava diventando però un ostacolo per chi sedeva in panchina, con responsabilità annesse. Forse non è un caso che la rimonta Champions dei giallorossi sia cominciata con quel taglio netto che ha sanato evidenti dissidi interni.
Al di là dei nomi e dei moduli, anche per il Novara vorrei un allenatore-manager con poteri ampliati in ottica mercato, che possa dire la sua nella costruzione della nuova rosa, che possa godere di ampia libertà su come schierare la squadra, che sia blindato da una fiducia pluriennale (al di là del semplice contratto) che non venga intaccata da un semplice periodo negativo. Sarebbe verosimilmente la chiusura del cerchio ideale per una società che da un anno e mezzo ha perso ogni forma di sano contradditorio gestionale e calcistico al proprio interno e che invece deve cominciare a viaggiare forte sul piano sportivo, almeno quanto le sue potenzialità consentirebbero… Forza Novara sempre!!!
Ps: con la chiusura dei campionati del settore giovanile (con l’onorevole resa dell’Under 16 di Brizzi al cospetto del forte Vicenza) è doveroso fare i complimenti anche a Giovanni Serao. Come ho scritto nelle scorse settimane, il lavoro di un Responsabile del Settore Giovanile non può essere valutato in soli dieci mesi. Però nella stagione appena conclusa quasi tutte le nostre formazioni hanno ritrovato una competitività perduta e dunque va dato merito a chi le ha dirette ed anche in campo in maglia azzurra non lesinava mai impegno e temperamento.
