Le partite che ci hanno fatto innamorare.....
giovedì 14 giugno 2012 - 16:12
di Massimo Barbero
Se derby dev’essere… che derby sia! Proviamo a raccontarne uno di bassa C2, rovente, forse non spettacolare, ma (per quanto ci riguarda…) certamente entusiasmante. Ma andiamo con ordine. La stagione ’97-98 è la prima della nuova era calcistica del Novara. Dopo l’abbandono dei dirigenti storici si affronta la più bassa delle categorie professionistiche con un budget ridimensionato. Gli anni intercorsi tra l’era Montipò e quella Borgo sono soffertissimi. Il Novara non è più la società gloriosa che può spendere tanto (ma quasi sempre male). E non è ancora il club capace di programmazione ed acquisti coraggiosi (ma mirati). La prima operazione salvezza è indubbiamente la più difficile, ma anche (alla fine dei conti) la meglio riuscita. Nell’estate 1997 si rischia a lungo di dover chiudere bottega. Poi un gruppo di amici appassionatissimi compie il miracolo della sopravvivenza. I nomi di questi “eroi” li conoscete: Fabrizio La Rocca, Mario Molina e Giacomo Fortina a cui si aggiunge l’apporto, determinante in termini economici, del valsesiano Croso. Il presidente è l’avvocato Baraggioli, con l’argentino Palopoli che si affaccia per la prima volta nel panorama dello sport locale. Bisogna ricostruire daccapo il Novara retrocesso a Pistoia, ripartendo nella categoria inferiore con costi decisamente ridotti. La buona volontà non manca, ma si parte con una squadra obiettivamente poco competitiva. Il nome dell’allenatore Chierico evoca le meraviglie del suo Brescello (ed anche un buon Pavia) ma nelle prime gare non si riesce mai a tirare in porta (figuriamoci a segnare…). I dirigenti hanno il merito di non perdere la bussola. E di migliorare la rosa con innesti adeguati in corsa (Corti, Saviozzi, Bonetto, etc) azzeccando l’allenatore giusto (il realista Vallongo) alla fine del girone d’andata (soltanto 16 punti…) quando si materializza persino lo spettro dell’ultimo posto. A quattro giornate dalla fine (dopo una sconfitta a San Donà di Piave) però i play out sembrano comunque inevitabili. Ed invece accade l’impensabile. Si vince con un po’ di fortuna (leggi autogol) contro la lanciatissima Biellese, poi si va ad espugnare il campo di un Ospitaletto quasi disperato con una doppietta di Petrone, fino a quel momento a digiuno di reti. Così diventa decisiva la partita casalinga con la Pro Vercelli della penultima giornata. Le due piemontesi arrivano al derby appaiate a 36 punti, entrambe reduci da un buon girone di ritorno. Chi vince sarà certo di festeggiare la salvezza con una giornata di anticipo, per il noto discorso della supremazia negli scontri diretti (all’andata era finita 0-0). In caso di pareggio tutto rimandato all’ultima partita, con qualche speranza legata alla flessione del Giorgione di Baggio junior che a Pasqua sembrava decisamente tranquillo. Si gioca in un bel pomeriggio di sole, davanti a spalti finalmente gremiti (il tutto rapportato all’afflusso dei tempi per entrambe le piazze). Il Novara deve rinunciare allo squalificato Nicolini, sostituito sulla corsia destra del centrocampo dal più difensivo Lagati (da non confondere con Elia Legati). In mezzo confermata la coppia centrale Paratici (sì, il ds della Juve) Saviozzi, varata da Vallongo al suo arrivo. In avanti fiducia al duo Pani-Petrone, lanciato per l’infortunio di Giordano a San Donà di Piave, ma rivelatosi una delle scelte determinanti per l’inatteso sprint. Il Novara gioca un buon primo tempo, confermando le sensazioni positive delle ultime settimane e il “poeta” Saviozzi sancisce la supremazia azzurra con il gol che ci porta in vantaggio a 5 minuti dall’intervallo. Nella ripresa però la Pro cambia marcia. Mister D’Alessi (che già aveva salvato le bianche casacche l’anno precedente) inserisce l’ex Maurizio Testa al posto di Ragagnin e la spinta sulla fascia destra aumenta decisamente. Ghizzardi compie alcune parate, ma nulla può sulla giocata di Cavaliere (in azzurro a gennaio dell’anno dopo…) al ventesimo della ripresa. Vallongo non ci sta, vuole vincere la partita. Anche perché l’ultima gara sul campo dell’Albinese, in corsa per i play off, non si annuncia certo una passeggiata. Entra anche Giordano (al posto di Lagati) per un Novara decisamente più a trazione anteriore. La Pro però sembra in condizioni migliori ed in qualche caso fa temere addirittura il peggio. Ed invece a tre minuti dal novantesimo accade l’incredibile che ci ripaga un po’ di tutta la sfortuna accumulata l’anno prima a Pistoia: Giordano s’invola sulla fascia destra e da posizione defilatissima tenta un tiro-cross, quasi disperato. Al centro dell’area però si inserisce in corsa tale Rindone che, nel tentativo di liberare, infila il proprio portiere Trombini proprio sotto la Nord in tripudio. D’Alessi si scuote e manda in campo il centravanti Bagnoli. Ed anche l’attaccante “pentito” (nel senso di arretrato in difesa) Gabasio per aggiungere centimetri. L’assedio frutta solo un calcio di punizione dal limite per gli ospiti, proprio alla fine dei cinque minuti di recupero… Pericolo scampato e festa collettiva in campo e sugli spalti… Il presidente della Pro Prunelli esce dal campo rispondendo ai tifosi dei distinti che lo sfottono “Non vi ricordate più cosa è successo l’anno scorso a Pistoia?”. E Bertolone sfoga tutta la propria rabbia con una terribile testata contro la porta che dà verso gli spogliatoi. Anche queste son soddisfazioni… Il sogno di ogni tifoso è quello di vincere un derby al novantesimo su autogol. E quello valeva persino la salvezza matematica…. La “pancetta” di Giordano negli spogliatoi, nudo alla meta, fa capire che è stato davvero un mezzo miracolo... E mentre risuonano i clacson degli juventini che festeggiano l’ennesimo tricolore… Croso dice che per noi è stato come vincere scudetto e coppa campioni, in un solo giorno… Come dargli torto? E’ solo una salvezza in C2, ma è una partita che cambia il corso della nostra storia… Da quel momento il Novara ha quasi smesso di sbagliare i momenti decisivi (2002 a parte) play out o play out che fossero… Quell’anno abbiamo temuto a lungo di dover raccontare un’altra caduta sportiva. Ed invece saremmo retrocessi solo 14 anni dopo. Ma dalla serie A…
Massimo Barbero |